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Google versa al fisco 306 milioni di euro

Dopo l’accordo storico con Apple di qualche tempo fa che ha visto la società della mela debitrice verso il fisco italiano di ben 318 milioni di euro, ieri è toccato a Google, il più famoso fra i motori di ricerca, che ad oggi possiede diverse piattaforme fra cui YouTube. La compagnia multimilionaria ha dovuto versare all’economato del Belpaese 306 milioni di euro dando il là a quella che si preannuncia essere solo la prima fase della web tax.

Grazie ai successi con i due colossi dell’industria informatica più famosi al mondo, il fisco sta ora puntando i propri radar verso gli altri giganti del settore primi fra tutti Facebook, Amazon e Airbnb. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan lascia sotto intendere i piani del governo commentando la questione Google: “Avanti sulla web tax, pronti a misure nazionali ma il tema va affrontato a livello internazionale”.

I tre colossi sopra citati sarebbero infatti ritenuti responsabili di fare utili in Italia senza pagare tasse oppure pagandone una minima parte rispetto ai ricavi ottenuti. L’Agenzia delle Entrate infatti in una nota spiega: “L’Agenzia conferma il suo impegno nel perseguire una politica di controllo fiscale attenta alle operazioni in Italia delle multinazionali del web”.

L’idea è quella di portare la regolamentazione per la web tax a livello internazionale anche se molti dei Paesi del G7 hanno posizioni differenti in merito. Quello che è certo è che l’Italia spingerà perché vengano attuate normative internazionali atte a regolare i colossi dell’industria del web. Nel mentre, ribadisce Padoan: “bisogna riflettere su quello che si può fare a livello nazionale, Io sono disponibile a ragionare per arrivare a provvedimenti in questo senso che siano efficaci”.

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Ridurre emissioni diesel: Volkswagen annuncia le nuove misure

Con il sempre crescente numero di veicoli in circolazione, ridurre le emissioni diesel è diventata la priorità di molte case automobilistiche per far si che le proprie vetture rientrino nelle nuove normative europee contro l’inquinamento. Prima fra tutte troviamo Volkswagen, ancora provata dal recente scandalo dei software truccati, che cerca di ritornare in auge offrendo ai propri clienti un pacchetto preparato ad hoc per aggiornare le automobili Euro 5 ed Euro 6.

Le misure prevedono dunque un rientro massivo di oltre 4 milioni di veicoli Euro 5 in Germania e un numero imprecisato di Euro 6 per aggiornare il software interno con lo scopo specifico di limitare i NOX, ovvero gli ossidi di azoto. Secondo gli accordi siglati a Berlino è infatti necessario ridurre le emissioni di queste sostanze altamente inquinanti di almeno il 25-30% per salvaguardare il già delicato equilibrio ambientale.

Delle vetture che dovranno rientrare nelle fabbriche tedesche, 2,5 milioni sono quelle interessate dallo scandalo del dieselgate di cui circa il 70% è già stato sottoposto agli aggiornamenti. Un enorme lavoro per gli uomini di Volkswagen che dopo la battuta d’arresto dello scorso anno, sono fermamente decisi a riscattare il buon nome della nota compagnia automobilistica.

Addirittura sono stati previsti incentivi per tutti quei cittadini che decideranno di rottamare i loro modelli targati Euro 1 a Euro 4, aggiornandoli con nuovi veicoli più conformi al rispetto delle norme ambientali. Questa soluzione permetterà di ridurre ulteriormente le emissioni diesel migliorando notevolmente la qualità dell’aria. Ricordiamo inoltre che l’iniziativa è valida per tutti i marchi del gruppo quindi: Audi, Volkswagen, Seat, Skoda e Porsche.

Surroga Mutuo

Il funzionamento della surroga del mutuo

Quando si sceglie di aprire un mutuo  significa che siamo in procinto di assumerci un’ onore che perdurerà per un lungo periodo. Molti pensano erroneamente che il debito contratto sia legato a doppio filo alla banca o all’ente a cui abbiamo chiesto il prestito ma in realtà, esiste una cosa chiamata surroga del mutuo che permette di trasferire il proprio contratto ad un altro ente o istituto di credito, che magari, ha interessi più vantaggiosi.

Questo significa che è possibile passare in qualunque momento da un ente ad un altro senza spese aggiuntive o senza dover ricominciare da capo a pagare le rate. In Italia il funzionamento della surroga del mutuo a volte viene frainteso, vedremo quindi nei paragrafi successivi quali sono le sfumature di questa operazione e in quali modalità essa può essere richiesta.

Attualmente esistono due modalità con cui si può effettuare la surroga del mutuo: Bilaterale e Trilaterale. Nel primo caso – il più immediato e meno oneroso dei due per il privato cittadino – tutto ciò che serve sono gli interventi in atto della nuova Banca e del soggetto mutuatario. La surroga del mutuo bilaterale prevede quindi due operazioni di base:

  1. stipulazione del contratto di mutuo per surrogazione: è il nuovo contratto di mutuo, con tutte le condizioni determinate tra il Mutuatario e il nuovo Istituto di Credito,
  2. stipulazione dell’atto unilaterale di quietanza: è la dichiarazione della banca originaria che attesta l’avvenuta estinzione del mutuo per surrogazione con impegno a non cancellare l’ipoteca. È un atto autenticato dal Notaio che non richiede l’intervento del mutuatario ma solo della banca originaria.

Per quanto riguarda la surroga del mutuo Trilaterale invece entra in gioco, oltre a richiedente e nuovo istituto di credito, anche la Banca con cui è stato originariamente stipulato il contratto. L’operazione prevede la stipula di un atto notarile che contenga:

  1. il nuovo contratto di mutuo, con tutte le condizioni determinate tra il mutuatario e il nuovo Istituto di Credito,
  2. la quietanza di estinzione dell’originario residuo mutuo, rilasciata dalla banca uscente,
  3. l’impegno a non cancellare l’ipoteca originaria.